PREVIDAGE SRL
Sede legale
Corso Garibaldi, 49
20121 Milano (MI)
REA di Milano 2740204
CF e P.IVA 13733500964
Capitale sociale € 10.000
previdage@legalmail.it
Sedi operative
Via Larga, 8
20122 Milano (MI)
Piazza De Gasperi, 12/16
21047 Saronno (VA)
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Riscatto della laurea: per molte famiglie la domanda è sempre la stessa: come posso aiutare mio figlio a costruirsi una pensione dignitosa, partendo in anticipo rispetto all’ingresso nel mondo del lavoro?
Tra gli strumenti a disposizione, il riscatto della laurea per i figli inoccupati è uno dei più interessanti, sia sul piano previdenziale sia sotto il profilo fiscale.
La disciplina di riferimento è l’art. 1, comma 77, L. 247/2007, che consente di riscattare gli anni del corso di studi universitario prima che il giovane inizi a lavorare e maturi una posizione assicurativa vera e propria.
Vediamo in modo sistematico come funziona, quanto costa, quali vantaggi genera per genitori e figli e in quali casi può essere opportuno utilizzarlo.
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Il riscatto della laurea per gli inoccupati è una facoltà che permette di trasformare gli anni di studio universitario in anni di contribuzione previdenziale.
Per poter accedere alla misura è necessario che il soggetto che intende riscattare:
In questa fase, quindi, il figlio non è ancora “lavoratore” in senso previdenziale, ma può già iniziare a costruire la propria anzianità contributiva, con l’intervento economico dei genitori.
Per gli inoccupati il costo del riscatto è determinato con un criterio agevolato, analogo a quello previsto per il cosiddetto riscatto “forfettario” ex art. 20, comma 6, DL 4/2019.
In concreto, l’onere è pari all’aliquota IVS del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), attualmente 33% applicata al minimale di reddito previsto per le gestioni Artigiani e Commercianti (18.555 euro per il 2025).
Per le domande presentate nel 2025, l’importo per 1 anno di riscatto sarà quindi:
18.555 × 33% = 6.123,15 euro
Con gli stessi parametri:
Si tratta, di norma, di importi più contenuti rispetto al riscatto “ordinario”, che viene calcolato in percentuale sulla retribuzione effettiva del lavoratore (e quindi aumenta al crescere del reddito).
La possibilità di intervenire prima che il figlio inizi a percepire stipendi elevati consente alla famiglia di “congelare” un costo noto, non agganciato alle future dinamiche retributive.
Una particolarità importante del riscatto per inoccupati è che, al momento della domanda:
Solo quando il figlio inizierà a lavorare e sarà iscritta una posizione assicurativa vera e propria, i contributi riscattati potranno essere trasferiti verso la gestione di effettiva iscrizione.
L’INPS ha chiarito che non esiste un trasferimento d’ufficio: è l’interessato che deve presentare apposita istanza e non è previsto un termine massimo entro cui chiedere lo spostamento del montante.
Se nel corso della carriera il soggetto sarà iscritto a più gestioni obbligatorie, potrà scegliere di trasferire i contributi riscattati verso una fra:
Condizione essenziale: la richiesta di trasferimento potrà essere inoltrata solo dopo che l’operazione di riscatto è stata integralmente conclusa, quindi una volta pagate tutte le rate eventualmente prescelte.
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Un aspetto spesso trascurato ma decisivo è il trattamento fiscale dell’onere di riscatto.
Se il costo è sostenuto dal genitore per un figlio fiscalmente a carico, il genitore ha diritto a una detrazione d’imposta del 19% delle somme versate, a condizione che il pagamento avvenga con strumenti tracciabili (bonifico, carte, ecc.).
La detrazione segue il criterio di cassa: ogni anno il genitore può detrarre il 19% di quanto effettivamente versato in quell’anno (in unica soluzione o in rate).
Quando il figlio inizierà a lavorare e supererà i limiti di reddito per essere considerato a carico:
In pratica, il beneficio fiscale nella fase iniziale spetta al genitore, dopo l’ingresso nel mondo del lavoro si trasferisce al figlio, che gode di una deducibilità piena.
Immaginiamo il caso di Mario (figlio) e Franco (padre):
Nel 2025 Franco versa 3.061,58 euro e detrae il 19%, cioè 581,70 euro, dall’IRPEF dovuta.
Nel 2026 la situazione è identica: Mario è ancora a carico, Franco versa un’ulteriore rata da 3.061,58 euro e ottiene nuovamente una detrazione di 581,70 euro.
Nel 2027 Mario inizia a lavorare, supera i limiti per essere considerato a carico e decide di proseguire lui i pagamenti: Franco non potrà più detrarre le rate successive, Mario potrà dedurre l’intera rata di 3.061,58 euro dal proprio reddito imponibile IRPEF, con un beneficio fiscale potenzialmente anche superiore.
In questo modo il vantaggio fiscale accompagna il ciclo di vita familiare, alleggerendo l’impatto economico del riscatto sia nella fase in cui paga il genitore, sia in quella in cui subentra il figlio.
Dal punto di vista previdenziale, il riscatto della laurea per inoccupati è pienamente utile sia ai fini del diritto sia ai fini della misura delle prestazioni.
In particolare:
In pratica, il periodo di studio universitario – che altrimenti sarebbe “neutro” dal punto di vista previdenziale – viene trasformato in anni utili:
Per chi entrerà nel mondo del lavoro in un sistema sempre più improntato al calcolo contributivo, iniziare con qualche anno di contribuzione in più può fare una differenza significativa nel lungo periodo.
La convenienza del riscatto laurea per inoccupati non può essere valutata in astratto: richiede una analisi personalizzata che consideri almeno tre dimensioni:
In termini generali, il riscatto può risultare particolarmente interessante quando:
Il riscatto della laurea per i figli inoccupati non si tratta di una scelta automatica.
Per decidere se e come attivare il riscatto è opportuno:
Iniziare a costruire la pensione già durante gli anni dell’università può rappresentare un investimento significativo sul futuro dei propri figli.
Hai bisogno di una consulenza personalizzata per affrontare con serenità il tuo futuro previdenziale?
Il nostro team di esperti sarà a tua disposizione per risolvere ogni tuo dubbio o problema sulla tua situazione pensionistica!