Ricongiunzione

Ricongiunzione con la Gestione Separata 2025: cambia lo scenario per lavoratori e professionisti

Con il comunicato del 21 novembre 2025 il Ministero del Lavoro cambia lo scenario per lavoratori e professionisti riguardo alla ricongiunzione con la Gestione Separata.

Si tratta di una svolta che interessa in modo diretto migliaia di lavoratori e professionisti con carriere “stratificate”, che nel tempo hanno accumulato contributi in gestioni diverse (INPS, Gestione Separata, casse di categoria), spesso senza poterli coordinare in modo efficiente.

Vediamo cosa cambia, quali strumenti erano disponibili finora e quali opportunità si aprono con il nuovo quadro

Prima del 21 novembre 2025: tanti strumenti con molti limiti

Fino all’intervento del Ministero, il coordinamento con la Gestione Separata era possibile solo tramite tre istituti:

  • Computo nella Gestione Separata (art. 3 DM 282/1996)
  • Totalizzazione nazionale (D.lgs. 42/2006)
  • Cumulo contributivo (art. 1 D.lgs. 184/1997 e art. 1, co. 139 ss., L. 228/2012)

Ognuno di questi strumenti presentava, però, limiti significativi.

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Computo nella Gestione Separata

Il computo consente il trasferimento gratuito dei contributi INPS alla Gestione Separata. Tuttavia:

  • è esercitabile solo al momento del pensionamento;
  • richiede requisiti molto stringenti (in termini di anzianità contributiva e decorrenze);
  • non coinvolge le casse professionali.

Di fatto, era utilizzabile da una platea ridotta e non offriva soluzioni per chi aveva carriere miste tra Gestione Separata e casse di categoria.

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Cumulo e totalizzazione

Cumulo e totalizzazione permettono di sommare i periodi assicurativi presenti in gestioni diverse, ma solo ai fini del diritto alla pensione.
Non è possibile concentrare i contributi in un’unica gestione per:

  • incrementare l’importo della prestazione;
  • accedere a trattamenti specifici previsti da un solo ente.

Il risultato pratico era la presenza di numerosi “spezzoni contributivi” difficili da valorizzare, in particolare per chi alternava lavoro autonomo, collaborazioni coordinate e continuative e libera professione.

Il ruolo della giurisprudenza: un blocco sempre più difficile da giustificare

La svolta non nasce dal nulla. Negli ultimi anni la giurisprudenza di legittimità e costituzionale ha progressivamente messo in discussione l’esclusione della Gestione Separata dall’ambito di operatività della ricongiunzione.

In più pronunce – tra cui la sentenza della Cassazione n. 26039/2019, l’ordinanza n. 3635 del 7 febbraio 2023 e l’ordinanza dell’11 dicembre 2023 – la Corte ha valorizzato anche i principi già affermati dalla Corte costituzionale (sentenza n. 61/1999), evidenziando:

  • l’assenza di un fondamento normativo solido per impedire la ricongiunzione con la Gestione Separata;
  • la sostanziale incoerenza di tale esclusione rispetto al trattamento riservato ad altre gestioni, comprese le casse professionali.

Le Corti territoriali si sono progressivamente allineate, ammettendo la ricongiunzione in numerose decisioni (Tribunali di Bergamo, Verona, Napoli, Taranto, Milano; Corte d’Appello di Milano, e altre).

Nonostante ciò, l’INPS ha continuato a negare la ricongiunzione da e verso la Gestione Separata in via amministrativa, limitandosi a gestire il contenzioso senza adeguare la prassi.

Il comunicato del Ministero del Lavoro: via libera alla ricongiunzione in entrata e in uscita

L’informativa del 21 novembre 2025 segna il punto di svolta: il Ministero del Lavoro riconosce che non sussistono più ragioni per vietare:

  • la ricongiunzione in entrata verso la Gestione Separata INPS;
  • la ricongiunzione in uscita dalla Gestione Separata verso qualsiasi altra gestione previdenziale, incluse le casse dei liberi professionisti.

La motivazione ufficiale fa riferimento alla “peculiarità” del calcolo contributivo nella Gestione Separata. Un argomento tuttavia non del tutto persuasivo, se si considera che:

  • le nuove casse professionali (D.lgs. 103/1996), nate con sistema contributivo puro, sono sempre state incluse nella ricongiunzione;
  • le vecchie casse (D.lgs. 509/1994) hanno adottato il contributivo in momenti diversi rispetto all’INPS, senza che ciò abbia comportato divieti analoghi.

In chiave sistematica, il comunicato appare piuttosto come il modo per non smentire apertamente la prassi precedente, pur recependo una giurisprudenza ormai consolidata.

Le opportunità per i lavoratori: valorizzare i contributi e accedere alle pensioni contributive

La riapertura della ricongiunzione con la Gestione Separata è particolarmente interessante per:

  • chi possiede contributi anteriori al 1996
  • chi non ha i requisiti per il computo ex art. 3 DM 282/1996, ma vanta anche periodi in Gestione Separata.

Oggi sarà possibile trasferire i versamenti alla Gestione Separata ed accedere alle pensioni tipiche del sistema interamente contributivo, tra cui:

  • Pensione anticipata contributiva a 64 anni, con:
    • almeno 20 anni di contributi;
    • finestra di 3 mesi;
    • importo minimo soglia previsto dalla normativa.
  • Pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni, con almeno 5 anni di contribuzione.

Quest’ultima soluzione è strategica per chi ha carriere brevi o discontinue e rischia di perdere i cosiddetti contributi silenti presenti presso INPS, spesso relativi a periodi ante 1996 e non utilizzabili con cumulo, totalizzazione o computo.

La ricongiunzione diventa quindi un vero strumento di ingegneria previdenziale, utile a:

  • trasformare contributi “dormienti” in diritto effettivo a pensione;
  • modulare la scelta tra pensioni ordinarie e trattamenti contributivi più flessibili.

Le ricadute per i liberi professionisti: il peso della Gestione Separata nei requisiti di cassa

Per i liberi professionisti iscritti alle casse di categoria, la ricongiunzione in uscita dalla Gestione Separata rappresenta un cambio di prospettiva importante.

I periodi accreditati nella Gestione Separata potranno essere trasferiti alla cassa professionale, andando a colmare “buchi” contributivi e ad accelerare il raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata previsti dai singoli regolamenti.

Qualche esempio:

  • Consulenti del lavoro – Enpacl: pensione di vecchiaia anticipata a 60 anni con 40 anni di contributi;
  • Dottori commercialisti – CNPADC: pensione di vecchiaia anticipata a 61 anni con 38 anni di contribuzione, oppure con 40 anni di contributi;
  • Ragionieri – CNPR: pensione anticipata a 63 anni e 9 mesi con 20 anni di contributi.

In tutti questi casi, la possibilità di sommare anche i periodi nella Gestione Separata può determinare la differenza tra una prestazione raggiungibile e una che, con il solo cumulo o la sola totalizzazione, resterebbe preclusa.

Nonostante l’importante apertura del Ministero, la riforma non è ancora pienamente operativa sul piano pratico.

Per passare dai principi alle domande concrete sarà necessario attendere una circolare INPS che:

  • definisca i requisiti di accesso alla ricongiunzione da e verso la Gestione Separata;
  • chiarisca gli eventuali oneri economici a carico del richiedente;
  • descriva le modalità procedurali di presentazione delle istanze;
  • coordini la nuova disciplina con la normativa generale sulla ricongiunzione.

Solo dopo l’emanazione di queste istruzioni tecniche sarà possibile avviare in modo sistematico le pratiche, valutando per ogni assicurato la convenienza dell’operazione in termini di diritto alla pensione, importo delle prestazioni, recupero di contributi silenti.

La riapertura della ricongiunzione con la Gestione Separata segna un passaggio cruciale verso una previdenza più coerente e meno frammentata, soprattutto per chi ha costruito la propria carriera alternando lavoro dipendente, collaborazioni e libera professione.

È consigliabile ricostruire con precisione la propria storia contributiva presso tutte le gestioni interessate, identificare eventuali periodi silenti o non utilizzati, richiedere una simulazione personalizzata per comprendere quale combinazione di strumenti (ricongiunzione, cumulo, totalizzazione, computo) risulti più favorevole.

La ricongiunzione torna ad essere un tassello fondamentale nella progettazione di un percorso pensionistico consapevole, capace di valorizzare ogni contributo versato e di ridurre al minimo il rischio di dispersioni.

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