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Sedi operative
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21047 Saronno (VA)
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Pensione con calcolo contributivo: quali sono le strategie per aumentare l’importo?
Dal montante contributivo ai coefficienti di trasformazione: come funziona il sistema interamente contributivo e quali leve, spesso poco conosciute, consentono di anticipare la pensione o incrementarne l’importo.
Sono note le strategie proprie del sistema retributivo di calcolo della pensione, fondato sugli ultimi anni di stipendio o di reddito, tra cui l’aumento dell’imponibile previdenziale nella fase finale della carriera lavorativa. In tale sistema, infatti, la crescita delle retribuzioni negli ultimi anni produce un effetto moltiplicatore sull’importo della pensione, incidendo in misura più che proporzionale sull’assegno.
Questo meccanismo non è replicabile nel sistema contributivo, nel quale la pensione si fonda esclusivamente sulla contribuzione effettivamente versata e rivalutata nell’arco dell’intera vita lavorativa e sull’età pensionabile. Inoltre, la rivalutazione avviene sulla base del tasso di capitalizzazione collegato alla variazione quinquennale del PIL nominale, generalmente inferiore rispetto alla dinamica delle retribuzioni, rivalutate invece in base all’indice FOI.
Ciò non significa, tuttavia, che nel sistema contributivo non esistano margini di ottimizzazione. Vi sono, al contrario, specifiche strategie previdenziali, spesso poco conosciute, che consentono di anticipare il pensionamento o incrementarne l’importo.
Guarda il video della dottoressa Noemi Secci sul calcolo contributivo e scopri di più!
Nel sistema contributivo, la pensione si determina attraverso un procedimento in due fasi.
In primo luogo, si costruisce il montante contributivo, dato dalla somma dei contributi versati anno per anno, generalmente pari al 33% della retribuzione imponibile per i lavoratori dipendenti, rivalutati annualmente sulla base del tasso di capitalizzazione collegato alla variazione quinquennale del PIL nominale. Il montante così determinato rappresenta il vero e proprio capitale previdenziale accumulato nel tempo.
In secondo luogo, al momento del pensionamento, tale montante viene trasformato in pensione mediante applicazione del coefficiente di trasformazione, espresso in percentuale e crescente con l’età. I coefficienti sono aggiornati periodicamente, oggi con cadenza biennale, in base alla speranza di vita. Ne consegue che, in presenza di un aumento della longevità, essi tendono a ridursi, determinando una diminuzione dell’importo della pensione a parità di montante.
In alcune ipotesi, come l’opzione al sistema contributivo, l’opzione donna, la Quota 103 non prorogata dalla Legge di Bilancio 2026, la totalizzazione o il computo nella Gestione Separata INPS, anche i periodi antecedenti al 1996 vengono ricalcolati secondo il metodo contributivo.
Il calcolo, in questi casi, è più complesso, perché occorre individuare la contribuzione relativa al periodo di riferimento, per la generalità degli iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria INPS coincidente con il periodo 1986-1995, nonché la contribuzione relativa al periodo precedente, ponderata in base al rapporto tra le aliquote più recenti e quelle vigenti all’epoca.
Il risultato costituisce una prima quota di montante contributivo relativa al periodo ante 1996, che viene poi rivalutata con i coefficienti legati al PIL fino alla decorrenza della pensione. A tale montante si aggiunge quello maturato dal 1996 in avanti secondo le regole ordinarie del sistema contributivo. La somma dei due montanti costituisce la base su cui applicare il coefficiente di trasformazione per ottenere la pensione ricalcolata con sistema interamente contributivo.
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Una delle principali leve di flessibilità, ma anche di massimizzazione dell’importo della pensione nel sistema contributivo, riguarda le lavoratrici madri.
Ai sensi dell’art. 1, comma 40, della L. 335/1995, per loro è infatti possibile:
In termini pratici:
L’opzione alternativa, cioè l’incremento del coefficiente, consente non solo di ottenere una pensione più elevata, ma anche di raggiungere più facilmente le soglie minime richieste per l’accesso alla pensione anticipata contributiva o alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo.
Un ulteriore vantaggio riguarda i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno svolto attività prima del compimento dei 18 anni.
Per questi contribuenti, i periodi lavorati in giovane età sono valorizzati con una maggiorazione del 50% ai fini del montante contributivo. Si tratta di una misura che consente di incrementare in modo significativo il capitale previdenziale e, quindi, l’importo della pensione futura.
Un aspetto critico riguarda i versamenti volontari.
Nel sistema contributivo puro, infatti, i contributi volontari non sono utili ai fini del diritto a pensione quando il requisito richiesto è pari o superiore a 40 anni di contribuzione. Tale limitazione riduce l’efficacia di questi versamenti come strumento di anticipo pensionistico, pur mantenendone la rilevanza ai fini della misura della pensione.
Si tratta di un limite importante, spesso poco considerato, soprattutto per chi ipotizza di utilizzare la prosecuzione volontaria per raggiungere più velocemente il pensionamento.
Diverso è il caso del riscatto, che rappresenta una delle principali leve di ottimizzazione nel sistema contributivo.
Quando il periodo da riscattare è assoggettato al sistema contributivo, anche per effetto di ricalcolo, l’onere è determinato in misura fissa, indipendentemente dal reddito, applicando l’aliquota del 33% al minimale annuo degli artigiani e commercianti. Per il 2026, tale minimale è pari a 18.808 euro. Ciò significa che ogni anno da riscattare costa 6.206,64 euro.
Diversamente, il riscatto ordinario viene calcolato sulla base della retribuzione degli ultimi 12 mesi e dell’aliquota vigente nella gestione interessata.
La strategia, in questo caso, è evidente: anticipare il riscatto all’inizio della carriera, poiché il contributo versato confluisce nel montante e viene rivalutato fin dall’anno della domanda, anche in caso di pagamento rateale.
Un ulteriore elemento distintivo del sistema contributivo è rappresentato dalla sua sostanziale neutralità rispetto a eventuali riduzioni della retribuzione nella fase finale della carriera.
A differenza del sistema retributivo, infatti:
Questo significa che una fase finale di carriera meno redditizia non determina, nel contributivo, gli effetti penalizzanti tipici del sistema retributivo.
Alla luce di quanto esposto, emerge come il sistema contributivo, pur essendo in termini generali meno vantaggioso rispetto al sistema retributivo, offra comunque una serie di strumenti di ottimizzazione che possono incidere in modo significativo sia sull’età di accesso alla pensione sia sull’importo dell’assegno.
Si tratta di strategie spesso poco conosciute, ma che, se correttamente utilizzate, consentono di costruire un percorso previdenziale più efficiente, adattato alle caratteristiche individuali del lavoratore e capace di migliorare in modo concreto il risultato finale.
𝗩𝘂𝗼𝗶 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞?
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗲𝗮𝗺 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗼𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮