Contributi volontari

Contributi volontari 2026: quando si possono richiedere, costo e convenienza

Contributi volontari 2026: quando si possono richiedere, quanto costano e quando convengono 

La prosecuzione volontaria della contribuzione previdenziale rappresenta uno strumento particolarmente utile per il lavoratore che intenda evitare vuoti contributivi nei periodi in cui non svolge attività lavorativa oppure voglia integrare una contribuzione ridotta, ad esempio in presenza di rapporto part-time. 

Con la circolare INPS n. 27 dell’11 marzo 2026, sono stati aggiornati i valori di riferimento per il calcolo dei contributi volontari dovuti nel 2026, con indicazioni che interessano lavoratori dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata. 

contributi volontari sono versamenti previdenziali effettuati direttamente dall’interessato, previa autorizzazione dell’INPS, nei periodi in cui il rapporto di lavoro che determina l’obbligo assicurativo sia cessato, sospeso o interrotto. Possono essere utili sia per raggiungere il requisito contributivo necessario per la pensione, sia per incrementare l’importo del futuro trattamento previdenziale. 

È però importante chiarire fin da subito un aspetto: la contribuzione volontaria non coincide con il riscatto. A differenza del riscatto, infatti, essa copre i periodi correnti e non quelli remoti o già trascorsi, salvo la possibilità di coprire i sei mesi antecedenti l’autorizzazione, nei limiti consentiti dalla disciplina applicabile. 

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Quando si possono versare i contributi volontari 

La possibilità di effettuare versamenti volontari presuppone il rilascio di una autorizzazione alla prosecuzione volontaria da parte dell’INPS. L’accesso, quindi, non è automatico, ma richiede il rispetto di specifici requisiti. 

Per i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), l’autorizzazione può essere concessa quando l’assicurato possiede uno dei seguenti requisiti contributivi: 

  • almeno 5 anni di contribuzione complessiva, pari a 260 contributi settimanali oppure 60 contributi mensili, indipendentemente dalla loro collocazione temporale; 
  • in alternativa, 3 anni di contribuzione nei 5 anni precedenti la domanda. 

Oltre al requisito contributivo, occorre che il periodo che si intende coprire non risulti già coperto da altra contribuzione figurativa e che il rapporto di lavoro risulti cessato o sospeso. 

Una disciplina particolare riguarda il lavoro part-time, per il quale è possibile chiedere la prosecuzione volontaria anche al fine di integrare la contribuzione obbligatoria già accreditata. 

Quando non è possibile chiedere l’autorizzazione ai contributi volontari 

La prosecuzione volontaria non può essere autorizzata in tutti i casi. Vi sono infatti alcune ipotesi in cui l’INPS non può rilasciare il provvedimento di autorizzazione. 

In particolare, non è possibile richiedere i contributi volontari: 

  • se il soggetto è già titolare di pensione; 
  • se risultano in corso versamenti obbligatori in un’altra gestione previdenziale. 

Si tratta di un limite importante, perché la funzione della contribuzione volontaria è quella di colmare periodi scoperti o integrare la posizione assicurativa, non di sovrapporsi a una contribuzione già attiva in altro regime previdenziale. 

Come presentare la domanda di autorizzazione 

La domanda di autorizzazione alla prosecuzione volontaria può essere presentata attraverso i consueti canali messi a disposizione dall’INPS. In particolare, è possibile procedere: 

  • tramite il portale telematico dell’INPS
  • tramite il Contact Center dell’Istituto
  • tramite patronati o intermediari abilitati

La decorrenza dell’autorizzazione varia a seconda della gestione previdenziale interessata. Per i lavoratori dipendenti, essa decorre dal primo sabato successivo alla domanda; per artigiani e commercianti, dal primo giorno del mese di presentazione; per alcune gestioni speciali, invece, dal giorno stesso della domanda. 

Un aspetto particolarmente rilevante è che, una volta concessa, l’autorizzazione non decade. Questo significa che il lavoratore può sospendere i versamenti e riprenderli successivamente, senza dover presentare una nuova richiesta. 

Come si calcola il costo dei contributi volontari nel 2026 

L’importo dei contributi volontari si determina applicando l’aliquota contributiva prevista per la gestione previdenziale di appartenenza alla retribuzione o al reddito di riferimento. 

Per i lavoratori dipendenti autorizzati alla prosecuzione volontaria dopo il 12 luglio 1997, la retribuzione di riferimento è costituita dalla retribuzione media settimanale imponibile percepita nei 12 mesi precedenti la domanda. In ogni caso, la base imponibile non può essere inferiore al minimale stabilito annualmente. 

Per il 2026, i valori aggiornati sono i seguenti: 

  • retribuzione minima settimanale244,74 euro; 
  • prima fascia di retribuzione pensionabile annua56.224 euro; 
  • massimale contributivo per gli assicurati nel sistema contributivo122.295 euro annui. 

Per i lavoratori dipendenti autorizzati alla prosecuzione volontaria dopo il 31 dicembre 1995, l’aliquota IVS applicabile è pari al 33%. Per i soggetti autorizzati entro tale data, l’aliquota resta invece pari al 27,87%. 

Esempio di calcolo dei contributi volontari per un lavoratore dipendente 

Per comprendere meglio il meccanismo, può essere utile un esempio. 

Se un lavoratore dipendente autorizzato alla prosecuzione volontaria ha una retribuzione di riferimento pari a 30.000 euro annui, il contributo volontario dovuto sarà pari a: 

30.000 × 33% = 9.900 euro annui 

Si tratta di un importo rilevante, che evidenzia bene come la scelta di versare contributi volontari debba essere sempre valutata in rapporto all’obiettivo previdenziale da raggiungere e alla reale utilità dell’investimento contributivo. 

Approfondisci l’argomento con questo articolo del nostro blog:” Gestione Separata: conviene ricongiungere i contributi?”

Gestione Separata 2026: conviene ricongiungere i contributi?

Contributi volontari per artigiani e commercianti: importi 2026 

Per gli iscritti alle gestioni autonome, cioè artigiani e commercianti, il contributo volontario si determina applicando le aliquote previste per la contribuzione obbligatoria al reddito medio delle classi di reddito stabilite dalla legge. 

La classe da prendere a riferimento è quella il cui reddito medio risulta pari o immediatamente inferiore alla media dei redditi dichiarati negli ultimi tre anni di attività. 

Per il 2026, la contribuzione volontaria mensile minima risulta pari a: 

  • 376,16 euro per gli artigiani; 
  • 383,69 euro per i commercianti. 

Gli importi aumentano al crescere della classe reddituale, fino a superare 1.124 euro mensili nelle fasce più elevate. 

Contributi volontari nella Gestione separata: aliquote e importi 2026 

Anche gli iscritti alla Gestione separata possono effettuare versamenti volontari, purché in possesso dei requisiti previsti. 

In questo caso, il contributo si determina applicando all’importo medio dei compensi percepiti nell’anno precedente la domanda l’aliquota IVS vigente nella gestione. 

Per il 2026, le aliquote da applicare sono: 

  • 25% per i professionisti senza cassa; 
  • 33% per i collaboratori e figure assimilate. 

Il minimale di reddito per l’accredito contributivo è pari a 18.808 euro annui. Di conseguenza, il contributo volontario minimo dovuto è pari a: 

  • 4.702,08 euro annui, cioè 391,84 euro mensili, per i professionisti; 
  • 6.206,64 euro annui, cioè 517,22 euro mensili, per collaboratori e assimilati. 

Contributi volontari e pensione: quando sono davvero utili 

Nella generalità dei casi, i contributi volontari rappresentano uno strumento utile per completare il requisito contributivo necessario per il diritto alla pensione oppure per aumentare l’importo dell’assegno previdenziale. 

Tuttavia, la loro utilità concreta va valutata con attenzione, anche perché esistono situazioni in cui il versamento, pur oneroso, non produce gli effetti attesi sul diritto a pensione. 

Sotto questo profilo, merita particolare attenzione quanto previsto dall’art. 1, comma 7, della legge 335/1995. Per i lavoratori la cui pensione è liquidata con sistema interamente contributivo, compresi coloro che abbiano optato per il contributivo ai sensi dell’art. 1, comma 23, della stessa legge, i contributi volontari non sono utili ai fini del diritto per i trattamenti pensionistici che richiedano un requisito minimo pari o superiore a 40 anni di contribuzione. 

Questo comporta effetti molto rilevanti, soprattutto per chi non lavora più e intenda utilizzare i versamenti volontari per raggiungere il pensionamento. In tali casi, infatti, i contributi volontari non aiutano a perfezionare i requisiti richiesti per alcune forme di pensione, come la pensione anticipata ordinaria o la pensione per lavoratori precoci. 

Per questo motivo, la scelta di attivare la prosecuzione volontaria dovrebbe sempre essere preceduta da una verifica tecnica accurata della propria posizione contributiva, in modo da evitare versamenti costosi ma non realmente utili al conseguimento dell’obiettivo previdenziale. 

Il vantaggio fiscale dei contributi volontari 

Nella valutazione complessiva della convenienza dei contributi volontari, non bisogna trascurare il profilo fiscale. 

I contributi volontari rientrano infatti tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo per l’intero importo versato. La deduzione è ammessa anche quando i contributi siano sostenuti per familiari fiscalmente a carico. 

Questo significa che il costo effettivo dell’operazione può risultare parzialmente alleggerito dal risparmio fiscale, elemento che deve essere considerato insieme ai benefici previdenziali attesi. 

La prosecuzione volontaria può essere uno strumento prezioso per chi ha la necessità di colmare periodi scoperti, integrare la contribuzione o avvicinarsi al pensionamento. Tuttavia, non si tratta di una soluzione sempre conveniente in modo automatico. 

Il costo dei contributi volontari nel 2026 può essere significativo e la loro efficacia dipende da molte variabili: gestione previdenziale di appartenenza, obiettivo pensionistico, sistema di calcolo applicabile, eventuali limiti normativi e vantaggi fiscali. 

Per questo, prima di presentare la domanda o iniziare i versamenti, è opportuno effettuare una valutazione personalizzata della propria posizione, tenendo conto non solo dell’onere economico immediato, ma anche del reale impatto dei versamenti sul futuro trattamento pensionistico. 

𝗩𝘂𝗼𝗶 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞?

𝗖𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗲𝗮𝗺 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗼𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮

 

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