Riscatto della laurea

Riscatto della laurea per i figli inoccupati 2025: uno strumento potente

Riscatto della laurea: per molte famiglie la domanda è sempre la stessa: come posso aiutare mio figlio a costruirsi una pensione dignitosa, partendo in anticipo rispetto all’ingresso nel mondo del lavoro?
Tra gli strumenti a disposizione, il riscatto della laurea per i figli inoccupati è uno dei più interessanti, sia sul piano previdenziale sia sotto il profilo fiscale.

La disciplina di riferimento è l’art. 1, comma 77, L. 247/2007, che consente di riscattare gli anni del corso di studi universitario prima che il giovane inizi a lavorare e maturi una posizione assicurativa vera e propria.

Vediamo in modo sistematico come funziona, quanto costa, quali vantaggi genera per genitori e figli e in quali casi può essere opportuno utilizzarlo.

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Cos’è il riscatto della laurea per inoccupati e chi può richiederlo

Il riscatto della laurea per gli inoccupati è una facoltà che permette di trasformare gli anni di studio universitario in anni di contribuzione previdenziale.

Per poter accedere alla misura è necessario che il soggetto che intende riscattare:

  • non abbia mai iniziato un’attività lavorativa che comporti iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria
  • non risulti iscritto, al momento della domanda, a nessun fondo previdenziale obbligatorio (INPS o casse professionali)
  • abbia conseguito un titolo universitario riscattabile (laurea vecchio ordinamento, laurea triennale, magistrale, ecc.), nei limiti temporali previsti

In questa fase, quindi, il figlio non è ancora “lavoratore” in senso previdenziale, ma può già iniziare a costruire la propria anzianità contributiva, con l’intervento economico dei genitori.

Riscatto della laurea: come si calcola l’onere

Per gli inoccupati il costo del riscatto è determinato con un criterio agevolato, analogo a quello previsto per il cosiddetto riscatto “forfettario” ex art. 20, comma 6, DL 4/2019.

In concreto, l’onere è pari all’aliquota IVS del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), attualmente 33% applicata al minimale di reddito previsto per le gestioni Artigiani e Commercianti (18.555 euro per il 2025).

Per le domande presentate nel 2025, l’importo per 1 anno di riscatto sarà quindi:

18.555 × 33% = 6.123,15 euro

Con gli stessi parametri:

  • 4 anni di corso universitario → 492,60 euro
  • 5 anni di corso universitario → 615,75 euro

Si tratta, di norma, di importi più contenuti rispetto al riscatto “ordinario”, che viene calcolato in percentuale sulla retribuzione effettiva del lavoratore (e quindi aumenta al crescere del reddito).

La possibilità di intervenire prima che il figlio inizi a percepire stipendi elevati consente alla famiglia di “congelare” un costo noto, non agganciato alle future dinamiche retributive.

Dove vengono accreditati i contributi riscattati

Una particolarità importante del riscatto per inoccupati è che, al momento della domanda:

  • non viene aperta una posizione assicurativa “attiva” presso una gestione INPS;
  • i contributi versati vengono accreditati in una evidenza contabile separata del FPLD, una sorta di “conto previdenziale di attesa”.

Solo quando il figlio inizierà a lavorare e sarà iscritta una posizione assicurativa vera e propria, i contributi riscattati potranno essere trasferiti verso la gestione di effettiva iscrizione.

L’INPS ha chiarito che non esiste un trasferimento d’ufficio: è l’interessato che deve presentare apposita istanza e non è previsto un termine massimo entro cui chiedere lo spostamento del montante.

Se nel corso della carriera il soggetto sarà iscritto a più gestioni obbligatorie, potrà scegliere di trasferire i contributi riscattati verso una fra:

  • gestioni previdenziali obbligatorie italiane (FPLD, gestioni autonome, ecc.);
  • fondi di previdenza obbligatoria di Stati UE o appartenenti allo Spazio economico europeo;
  • Casse di previdenza dei liberi professionisti, nei limiti e con le regole che ciascun Ente deciderà di adottare.

Condizione essenziale: la richiesta di trasferimento potrà essere inoltrata solo dopo che l’operazione di riscatto è stata integralmente conclusa, quindi una volta pagate tutte le rate eventualmente prescelte.

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Riscatto della laurea: vantaggi fiscali per i genitori

Un aspetto spesso trascurato ma decisivo è il trattamento fiscale dell’onere di riscatto.

Se il costo è sostenuto dal genitore per un figlio fiscalmente a carico, il genitore ha diritto a una detrazione d’imposta del 19% delle somme versate, a condizione che il pagamento avvenga con strumenti tracciabili (bonifico, carte, ecc.).

La detrazione segue il criterio di cassa: ogni anno il genitore può detrarre il 19% di quanto effettivamente versato in quell’anno (in unica soluzione o in rate).

Quando il figlio inizierà a lavorare e supererà i limiti di reddito per essere considerato a carico:

  • il genitore non potrà più detrarre le rate successive
  • se il figlio proseguirà personalmente i versamenti, potrà dedurre integralmente gli importi dal proprio reddito imponibile IRPEF

In pratica, il beneficio fiscale nella fase iniziale spetta al genitore, dopo l’ingresso nel mondo del lavoro si trasferisce al figlio, che gode di una deducibilità piena.

Facciamo un esempio…

Immaginiamo il caso di Mario (figlio) e Franco (padre):

  • Mario si laurea nel 2024 e nel 2025 presenta domanda di riscatto di 5 anni di laurea, come inoccupato.
  • L’onere complessivo (esempio) è di 30.615,75 euro, che Franco decide di pagare in 120 rate mensili (10 anni), pari a 3.061,58 euro l’anno.
  • Mario è fiscalmente a carico di Franco.

Nel 2025 Franco versa 3.061,58 euro e detrae il 19%, cioè 581,70 euro, dall’IRPEF dovuta.
Nel 2026 la situazione è identica: Mario è ancora a carico, Franco versa un’ulteriore rata da 3.061,58 euro e ottiene nuovamente una detrazione di 581,70 euro.

Nel 2027 Mario inizia a lavorare, supera i limiti per essere considerato a carico e decide di proseguire lui i pagamenti: Franco non potrà più detrarre le rate successive, Mario potrà dedurre l’intera rata di 3.061,58 euro dal proprio reddito imponibile IRPEF, con un beneficio fiscale potenzialmente anche superiore.

In questo modo il vantaggio fiscale accompagna il ciclo di vita familiare, alleggerendo l’impatto economico del riscatto sia nella fase in cui paga il genitore, sia in quella in cui subentra il figlio.

Utilità previdenziale del riscatto: diritto e misura della pensione

Dal punto di vista previdenziale, il riscatto della laurea per inoccupati è pienamente utile sia ai fini del diritto sia ai fini della misura delle prestazioni.

In particolare:

  • ai fini del diritto, gli anni riscattati concorrono al raggiungimento dei requisiti contributivi necessari per accedere alle diverse forme di pensione (pensione di vecchiaia, anticipata, eventuali misure di flessibilità future);
  • ai fini della misura, gli importi versati incrementano il montante contributivo individuale, che viene rivalutato annualmente secondo le regole del sistema contributivo a partire dalla data della domanda.

In pratica, il periodo di studio universitario – che altrimenti sarebbe “neutro” dal punto di vista previdenziale – viene trasformato in anni utili:

  • anticipando la data in cui il figlio potrà raggiungere i requisiti contributivi;
  • aumentando la base su cui verrà calcolata la pensione futura.

Per chi entrerà nel mondo del lavoro in un sistema sempre più improntato al calcolo contributivo, iniziare con qualche anno di contribuzione in più può fare una differenza significativa nel lungo periodo.

Riscatto della laurea: quando conviene e quali valutazioni fare

La convenienza del riscatto laurea per inoccupati non può essere valutata in astratto: richiede una analisi personalizzata che consideri almeno tre dimensioni:

  1. Costo
    • importo complessivo dell’onere;
    • sostenibilità delle rate nel tempo;
    • possibilità di sfruttare appieno i benefici fiscali (detrazione per i genitori, deduzione futura per il figlio).
  2. Prospettive di carriera del figlio
    • probabilità di carriere con redditi medio-alti (dove il riscatto ordinario sarebbe più costoso);
    • possibile iscrizione a casse professionali o a gestioni estere;
    • desiderio di disporre di maggiore flessibilità sui canali di pensionamento.
  3. Orizzonte previdenziale
    • utilità degli anni riscattati per anticipare l’accesso a determinate prestazioni;
    • impatto stimato sull’importo della pensione, tramite simulazioni del montante contributivo.

In termini generali, il riscatto può risultare particolarmente interessante quando:

  • il figlio prevede di svolgere attività con redditi medio-alti (per cui un riscatto ordinario futuro sarebbe molto più oneroso);
  • la famiglia dispone di capienza fiscale sufficiente per sfruttare la detrazione del 19%;
  • si vuole “mettere in sicurezza” una parte della pensione futura, riducendo l’incertezza legata alla discontinuità delle carriere.

Il riscatto della laurea per i figli inoccupati non si tratta di una scelta automatica.
Per decidere se e come attivare il riscatto è opportuno:

  • ricostruire le possibili traiettorie lavorative del figlio
  • stimare costi e benefici con simulazioni personalizzate
  • integrare l’operazione in una strategia complessiva di pianificazione previdenziale.

Iniziare a costruire la pensione già durante gli anni dell’università può rappresentare un investimento significativo sul futuro dei propri figli.

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