riscatto della laurea

Quando il riscatto della laurea non basta nel 2025: il caso previdenziale della dott.ssa Silvana

Quando il riscatto della laurea non basta: la storia previdenziale della dott.ssa Silvana è quella di molte lavoratrici con una lunga carriera da dipendenti, interrotta da periodi di aspettativa e accompagnata dal dubbio più difficile, ovvero quando andare in pensione e con quali scelte di riscatto conviene farlo davvero.

Il profilo contributivo: una lunga carriera “lineare”, ma non priva di criticità

La dott.ssa è nata nel 1965 e lavora dal 1° settembre 1988 come dipendente nel settore telefonico, con iscrizione al relativo Fondo sostitutivo (poi confluito nel FPLD).  

Alla data del 30 giugno 2025 risultano 1.751 settimane di contributi, pari a 33 anni e 8 mesi  e una carenza di 11 settimane nel 2016, che, una volta sanata, porta il totale a 1.762 settimane (33 anni e 10 mesi) 

Con il riscatto dei 4 anni di laurea, si arriverebbe a 1.970 settimane (37 anni e 10 mesi), aggiungendo il riscatto di 104 settimane di aspettativa non retribuita (L. 53/2000, da verificare con la documentazione), il monte complessivo salirebbe a 2.074 settimane, cioè quasi 39 anni e 10 mesi di contribuzione 

Già da questi dati emergono tre elementi chiave: 

  • La correzione del 2016 è indispensabile per non ritardare l’accesso alla pensione anticipata
  • Il riscatto di laurea ha un impatto rilevante sull’anzianità utile.
  • L’eventuale riscatto dell’aspettativa non retribuita può aumentare ulteriormente il montante contributivo, ma ha un costo molto significativo 

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Riscatto della laurea e pensioni anticipate contributive: il nodo del computo in Gestione Separata

Una prima famiglia di scenari analizza la pensione anticipata contributiva (art. 24 co. 11 DL 201/2011), ottenibile solo tramite computo nella Gestione Separata INPS 

Il requisito “nascosto”: un mese in Gestione Separata 

Per poter accedere a questa forma di pensione è necessario richiedere il computo di tutta la contribuzione nella Gestione Separata e avere almeno un mese di contributi accreditati in tale gestione, cosa che oggi non accade 

Per ottenere questo mese aggiuntivo, il documento ipotizza varie soluzioni pratiche: un contratto di collaborazione co.co.co. con compenso di almeno 1.546 € nel 2025, l’emissione di una fattura come libera professionista senza cassa (partita IVA), con lo stesso importo, un lavoro tramite prestazione occasionale o libretto famiglia, raggiungendo il medesimo compenso minimo (salvo l’attenzione alla soglia di 5.000 € per il lavoro autonomo occasionale) 

È inoltre segnalato che potrebbe essere opportuno attendere il 2026, in quanto le proposte di legge in discussione puntano ad aprire l’anticipata contributiva anche a chi ha contribuzione ante 1996, senza necessità del computo. L’analisi, comunque, lavora sugli strumenti oggi disponibili. 

Due scenari di pensione anticipata contributiva 

Vengono analizzate due ulteriori ipotesi: 

  • Continuazione del lavoro fino al pensionamento: Computo in Gestione Separata, nessun riscatto di laurea, decorrenza della pensione anticipata contributiva: 01/04/2029, importo lordo mensile: circa 3.017 €, netto mensile: circa 2.248 € 
  • Dimissioni al 31/12/2025 + 2 anni di NASpI: anche qui computo in Gestione Separata e nessun riscatto di laurea, decorrenza sempre 01/04/2029, importi molto simili al primo scenario, con leggera riduzione dell’assegno futuro 

Questi scenari permettono un’uscita relativamente precoce, ma con un assegno più contenuto rispetto alle forme di pensione anticipata ordinaria o di vecchiaia.

Riscatto della laurea e pensioni anticipate ordinarie: il ruolo chiave del riscatto

La seconda famiglia di scenari riguarda la pensione anticipata ordinaria (art. 24 L. 201/2011), liquidata in cumulo fra FPLD e Fondo telefonici. Qui entrano in gioco i riscatti di laurea e, in alcune ipotesi, il riscatto dell’aspettativa non retribuita 

Riscatto ordinario di laurea: importo alto, costo elevatissimo 

Ipotesi 3 – Continuare a lavorare fino al pensionamento + riscatto ordinario dei 4 anni di laurea 

  • Decorrenza pensione anticipata ordinaria: 01/03/2030 
  • onere di riscatto laurea (ordinario): 185.636,35 € 
  • pensione lorda mensile: 8.304,50 € 
  • pensione netta mensile: 5.297,82 € 
  • beneficio mensile attribuibile al riscatto laurea: circa 705 € 

Qui il riscatto agisce in pieno sul calcolo retributivo, determinando un incremento significativo della pensione, ma il costo è molto impegnativo: la convenienza va valutata in base alle risorse disponibili e all’orizzonte temporale (anni di godimento della pensione necessari per “ripagare” l’investimento). 

Riscatto della laurea: costo contenuto, beneficio limitato 

Ipotesi 4 – Continuare a lavorare fino al pensionamento + riscatto agevolato dei 4 anni di laurea con opzione al contributivo 

  • Decorrenza: 01/03/2030 
  • onere di riscatto agevolato: 24.492,60 € 
  • pensione lorda mensile: 6.714 € 
  • pensione netta mensile: 4.393,13 € 
  • beneficio mensile del riscatto: circa 105 €. 

In questo caso il riscatto è molto meno costoso, ma perché sposta la carriera nel sistema totalmente contributivo: il prezzo più basso corrisponde a un effetto più modesto sull’importo della pensione. 

Il confronto fra l’ipotesi 3 e 4 mostra un passaggio cruciale del caso Apicella: non tutti i riscatti “agevolati” sono davvero vantaggiosi, se si guarda all’importo dell’assegno finale e non solo al costo iniziale. 

Anticipata con NASpI e riscatto dell’aspettativa 

L’analisi valuta anche uno scenario più articolato, che consente un’uscita anticipata rispetto alla permanenza continuativa al lavoro. 

Ipotesi 5 – Lavoro fino al 31/12/2025 + NASpI fino al 31/12/2027 + riscatto aspettativa + riscatto laurea ordinario 

  • Decorrenza della pensione anticipata: 01/01/2028 
  • onere riscatto 2 anni di aspettativa L. 53/2000: 111.946,50 € 
  • onere riscatto laurea ordinario: 185.636,35 € 
  • pensione lorda mensile: 7.793,40 € 
  • pensione netta mensile: 5.008,39 € 
  • beneficio mensile del solo riscatto aspettativa: circa 435 € 

In sostanza si “compra” contributi relativi a periodi non retribuiti, che però si traducono in un incremento stabile della pensione. 

Anticipata con NASpI e contribuzione volontaria 

Un’ulteriore variante, ovvero l’ipotesi 6 prevede: 

  • lavoro fino al 31/12/2025 
  • NASpI fino al 31/12/2027 
  • contribuzione volontaria per gli anni 2028 e 2029 (onere ipotizzato: 111.946,50 €) 
  • riscatto ordinario di laurea (stesso onere di cui sopra) 
  • decorrenza pensione: 01/03/2030 
  • pensione lorda mensile: 7.959,88 € 
  • netta mensile: 5.103,29 €. 

Questo scenario consente di mantenere un importo elevato della pensione pur interrompendo il lavoro prima, a costo però di un’importante esposizione economica in termini di contributi volontari.

Riscatto della laurea e pensioni di vecchiaia: continuità lavorativa e differenze di importo

La terza famiglia di scenari riguarda la pensione di vecchiaia ordinaria, con decorrenza fissata al 1° novembre 2032, al compimento dei 67 anni. Cambia solo il percorso contributivo precedente:  

  1. Dimissioni al 31/12/2025, senza ulteriori contributi 
  • Pensione lorda mensile: 7.590,54 € 
  • Netto mensile: 4.892,76 € 
  1. Dimissioni al 31/12/2027, senza ulteriori contributi 
  • Pensione lorda mensile: 8.026,51 € 
  • Netto mensile: 5.141,27 € 
  1. Attività lavorativa fino alla decorrenza della pensione 
  • Pensione lorda mensile: 8.945,08 € 
  • Netto mensile: 5.664,85 € 

La differenza tra uscire dal lavoro nel 2025 o restare fino al 2032 vale, a regime, oltre 700 € netti al mese: un margine che, moltiplicato per gli anni di pensione, ha un impatto molto rilevante sul reddito complessivo.

Riscatto della laurea e previdenza complementare: la RITA come “ponte” verso la pensione

La dott.ssa Apicella ha accumulato un montante di 447.392,55 € presso la previdenza complementare. L’analisi valuta due strategie principali:  

RITA dai 62 ai 67 anni 

Attivando la RITA a 62 anni (2027) e facendola durare fino ai 67 (2032): 

  • se si anticipa il 100% del capitale, la rendita mensile per quei 5 anni sarebbe di circa 6.882,96 € 
  • anticipando invece il 50% del capitale, la rendita mensile scenderebbe a 3.441,48 €, ma al termine resterebbe un capitale residuo di 223.696,27 € 

Conversione del residuo in rendita vitalizia 

Sul capitale residuo (ipotizzato di 223.696,27 €): 

  • convertendo tutto in rendita, si otterrebbe una pensione complementare vitalizia di circa 964,99 € al mese 
  • richiedendo il 50% in capitale (111.848,14 €) e il resto in rendita, la pensione complementare vitalizia ammonterebbe a circa 482,50 € mensili 

La RITA, dunque, può fungere da ponte economico in caso di uscita anticipata dal lavoro, attenuando il calo di reddito in attesa della pensione principale. 

Il caso della dott.ssa Silvana è un esempio particolarmente istruttivo di pianificazione previdenziale avanzata.

Per la dott.ssa Apicella, come per molti lavoratori con carriere lunghe e lineari, la pensione non è un semplice risultato automatico, ma il frutto di una serie di scelte consapevoli: quando smettere di lavorare, quali riscatti effettuare, come usare il Fondo pensione, se accettare o meno un assegno più basso in cambio di anni di libertà in più. 

Il valore aggiunto dell’analisi PrevidAge, in questo caso, è proprio la capacità di trasformare un intreccio di cifre e scenari (im)possibili in una mappa chiara sulla quale la persona può prendere decisioni informate, in linea con i propri obiettivi di vita e di reddito. 

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