Bonus Giorgetti 2026

Bonus Giorgetti 2026: requisiti, istruzioni INPS ed effetti sulla pensione 

Con la circolare n. 42/2026, l’INPS ha fornito le istruzioni operative sul cosiddetto Bonus Giorgetti 2026, confermando la prosecuzione dell’incentivo al trattenimento in servizio per i lavoratori che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata, scelgono di restare al lavoro. 

La misura, nota anche come Bonus Maroni, consente al lavoratore di rinunciare all’accredito dei contributi IVS a proprio carico e di ricevere in busta paga il relativo importo, con un incremento del netto mensile che risulta esente fiscalmente. 

Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 ha ristretto la platea dei beneficiari, anche a causa della mancata proroga della Quota 103 per il nuovo anno. Proprio per questo, le indicazioni contenute nella circolare INPS assumono particolare rilievo, sia per chiarire chi può accedere al beneficio, sia per comprendere gli effetti concreti della scelta sul futuro trattamento pensionistico. 

Guarda il video della dottoressa Noemi Secci sul Bonus Giorgetti

Cos’è il Bonus Giorgetti 2026 e come funziona 

Il Bonus Giorgetti è un incentivo riconosciuto ai lavoratori dipendenti che, pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento anticipato, decidono di posticipare l’uscita dal lavoro. 

Dal punto di vista tecnico, il beneficio consiste nella rinuncia all’accredito della quota di contribuzione IVS a carico del lavoratore, con corresponsione diretta in busta paga del relativo importo. In questo modo, il dipendente percepisce un netto mensile più elevato, senza che tale somma venga assoggettata a imposizione fiscale. 

Si tratta, quindi, di una misura che privilegia il vantaggio economico immediato, ma che incide anche sulla costruzione del montante contributivo utile ai fini della pensione futura. 

La misura era stata reintrodotta dall’art. 1, comma 286, della Legge di Bilancio 2023, successivamente confermata e ampliata dalla Legge di Bilancio 2025, e ora nuovamente prorogata dall’art. 1, comma 194, della L. 199/2025, cioè la Legge di Bilancio 2026. 

Leggi il nostro articolo sulla Legge di Bilancio 2026 e approfondisci l’argomento!

Bonus Giorgetti 2026: chi sono i beneficiari secondo l’INPS 

Uno dei passaggi più importanti della nuova disciplina riguarda proprio la platea dei destinatari. 

In origine, il bonus era destinato ai lavoratori dipendenti potenziali beneficiari della pensione anticipata flessibile Quota 103. Dal 2025, però, il suo ambito applicativo è stato esteso anche a chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, purché scelga di non cessare il servizio. 

Per il 2026, tuttavia, il legislatore ha ristretto l’accesso al beneficio. In assenza della proroga della Quota 103 per il nuovo anno, il bonus è rivolto principalmente ai dipendenti che maturano, entro il 31 dicembre 2026, i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. 

L’INPS ha però chiarito che potranno comunque presentare domanda nel 2026 anche i lavoratori che abbiano perfezionato entro il 31 dicembre 2025 i requisiti della pensione anticipata flessibile, cioè 62 anni di età e 41 anni di contributi. 

Requisiti per accedere al Bonus Giorgetti 2026 

Secondo quanto precisato dalla circolare INPS n. 42/2026, il bonus può essere richiesto dai lavoratori dipendenti che si trovino nelle seguenti condizioni: 

  • abbiano maturato entro il 31 dicembre 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, pari a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne; 
  • oppure abbiano maturato entro il 31 dicembre 2025 i requisiti per la Quota 103, cioè 62 anni di età e 41 anni di contributi; 
  • risultino iscritti all’AGO o a forme sostitutive o esclusive della stessa, comprese le gestioni previdenziali dei dipendenti pubblici; 
  • non siano già titolari di pensione diretta, fatta eccezione per l’assegno ordinario di invalidità; 
  • non abbiano raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria. 

Su quest’ultimo aspetto, l’INPS ha fornito un chiarimento importante. In presenza di contribuzione accreditata in più gestioni previdenziali, rileva il compimento del requisito anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia ordinaria, pari a 67 anni fino al 31 dicembre 2026. Se invece la contribuzione è presente in un’unica gestione, deve essere considerata l’età pensionabile prevista da quella specifica gestione, qualora inferiore. 

La rinuncia all’accredito contributivo, inoltre, deve essere formalmente esercitata e può riguardare solo i contributi relativi ai periodi successivi alla data teorica di decorrenza della pensione. 

Chiarimenti INPS per Fondo volo e autoferrotranvieri 

La circolare dedica attenzione anche ad alcune categorie particolari. 

Per i lavoratori iscritti al Fondo volo, l’INPS ha precisato che non è possibile esercitare la rinuncia all’accredito della quota contributiva a proprio carico se non sono maturati i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, anche se risultano perfezionati i requisiti contributivi ridotti previsti per la pensione anticipata del medesimo Fondo. 

Per quanto riguarda gli autoferrotranvieri, l’Istituto ha chiarito che il diritto al bonus non può essere verificato secondo le regole del FPLD, sommando anche la contribuzione da autoferrotranviere. Tale facoltà resta però utilizzabile ai fini del solo accesso al trattamento pensionistico. 

Bonus Giorgetti 2026 ed esenzione fiscale: cosa succede in busta paga 

Uno degli elementi di maggiore attrattiva del Bonus Giorgetti è il trattamento fiscale. 

La somma erogata in busta paga in sostituzione della quota contributiva IVS a carico del lavoratore risulta infatti esente da imposizione fiscale. Questo significa che il dipendente beneficia di un incremento del netto mensile non tassato. 

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 45/E del 30 giugno 2025, ha chiarito che l’esenzione si applica anche ai dipendenti pubblici, e non soltanto ai lavoratori del settore privato. 

Si tratta di un aspetto molto rilevante, perché incide direttamente sulla convenienza immediata della misura e sulla percezione concreta del beneficio in busta paga. 

Effetti del Bonus Giorgetti sulla pensione futura 

Se sotto il profilo reddituale il Bonus Giorgetti può risultare vantaggioso nel breve periodo, sul piano previdenziale la sua incidenza non è neutra. 

Rinunciando all’accredito dei contributi IVS a proprio carico, il lavoratore non modifica le quote di pensione eventualmente calcolate con il sistema retributivo, ma riduce la parte di pensione determinata con il sistema contributivo. 

L’INPS aveva già chiarito, con la circolare n. 82/2023, che nei periodi interessati dall’incentivo il montante contributivo individuale deve essere determinato applicando alla base imponibile soltanto l’aliquota di computo riferita alla quota a carico del datore di lavoro. 

Nella generalità dei casi, l’aliquota IVS complessiva è pari al 33% della retribuzione imponibile, di cui 9,19% a carico del lavoratore e 23,81% a carico del datore di lavoro. Quando la retribuzione supera la prima fascia pensionabile annua, per il 2026 fissata a 56.224 euro, la quota a carico del dipendente aumenta di un ulteriore punto percentuale. 

Questo significa che il beneficio percepito oggi in busta paga si traduce, in prospettiva, in una riduzione del montante contributivo e quindi in una pensione futura potenzialmente più bassa. 

Bonus Giorgetti: esempi pratici

Per comprendere meglio gli effetti concreti della misura, è utile guardare agli esempi numerici. 

Con un imponibile INPS annuo di 30.000 euro, nella situazione ordinaria vengono accantonati nel montante contributivo 9.900 euro, pari al 33% della retribuzione imponibile. Se il lavoratore aderisce al bonus e rinuncia alla quota contributiva a proprio carico, l’importo accantonato scende a 7.143 euro. 

Il vantaggio immediato è un aumento del netto in busta paga pari a 2.757 euro annui, cioè poco più di 212 euro al mese. Tuttavia, questo beneficio produce una riduzione del futuro assegno pensionistico pari a circa 154 euro lordi annui, ovvero quasi 12 euro lordi mensili, per ogni anno di piena fruizione del bonus, ipotizzando il pensionamento a 67 anni. 

Se, invece, l’imponibile previdenziale annuo è pari a 50.000 euro, il beneficio mensile in busta paga supera i 353 euro, ma la riduzione dell’assegno pensionistico arriva a circa 19,82 euro lordi mensili per ogni anno di adesione. 

È quindi evidente che, all’aumentare della retribuzione e della durata di fruizione dell’incentivo, cresce anche l’impatto negativo sulla pensione futura. 

Conviene davvero aderire al Bonus Giorgetti 2026? 

La convenienza del Bonus Giorgetti non può essere valutata in modo astratto. Dipende dalla posizione individuale del lavoratore, dal numero di anni di adesione al beneficio, dalla retribuzione percepita e dal peso attribuito al rapporto tra vantaggio immediato e sacrificio previdenziale futuro. 

Per alcuni lavoratori, soprattutto in presenza di esigenze di liquidità o di una permanenza in servizio limitata nel tempo, l’aumento del netto mensile può rappresentare un’opportunità interessante. Per altri, invece, la riduzione del montante contributivo e della pensione futura potrebbe rendere la scelta meno conveniente. 

Per questo motivo, il Bonus Giorgetti dovrebbe essere valutato con un approccio tecnico e personalizzato, tenendo conto non solo del beneficio economico immediato, ma anche dell’impatto previdenziale nel medio e lungo periodo. 

Il Bonus Giorgetti 2026, così come disciplinato dalla circolare INPS n. 42/2026, si conferma una misura importante per incentivare la permanenza al lavoro dei dipendenti che hanno già maturato i requisiti per la pensione anticipata. 

La nuova disciplina chiarisce meglio chi può accedere al beneficio, conferma l’esenzione fiscale del surplus in busta paga e mette in evidenza, con maggiore precisione, gli effetti previdenziali della rinuncia alla contribuzione IVS a carico del lavoratore. 

Proprio per questo, la misura non va considerata soltanto come un’opportunità economica immediata, ma come una scelta che incide direttamente sulla futura pensione. E, come accade spesso in materia previdenziale, la vera convenienza si misura soprattutto nella capacità di valutare con attenzione il proprio caso concreto. 

 

 

 

 

 

 

 

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