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Pensione di vecchiaia: come si accede? La regola è chiara: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi.
Chi non raggiunge questa soglia minima, però, rischia di trovarsi con anni di versamenti che non danno luogo ad alcuna prestazione: i cosiddetti contributi silenti.
L’ordinamento, tuttavia, non è monolitico. Accanto alla disciplina generale esistono strumenti e deroghe che consentono il pensionamento anche con meno di 20 anni di contributi, in particolare con 15 anni.
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L’art. 24, comma 6, del DL 201/2011 fissa i requisiti standard per la pensione di vecchiaia ordinaria: età anagrafica: 67 anni, aggiornata agli adeguamenti alla speranza di vita, e anzianità contributiva: almeno 20 anni di contribuzione.
Il mancato raggiungimento dei 20 anni comporta l’assenza del diritto alla pensione di vecchiaia ordinaria. I contributi comunque versati non vengono restituiti, ma restano registrati nei conti individuali, ma privi di una prestazione collegata.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 439/2005, ha chiarito che la contribuzione è validamente pagata perché potenzialmente utile al diritto. Il rimborso è ammesso solo in caso di versamenti in eccedenza o non dovuti.
Questo meccanismo genera la categoria dei “contributi silenti”: accrediti presenti negli estratti conto, ma insufficienti per maturare un trattamento pensionistico.
Per evitare questo esito, il legislatore ha previsto alcune eccezioni che consentono di ottenere la pensione con requisiti contributivi inferiori – in particolare 15 anni o addirittura 5 anni – a fronte, però, di condizioni specifiche.
Le cosiddette Deroghe Amato (art. 2, comma 3, D.lgs. 503/1992) consentono, in presenza di determinati requisiti, di ottenere la pensione di vecchiaia con 67 anni di età e 15 anni di contributi (780 settimane) in luogo dei 20 previsti in via ordinaria.
Le deroghe sono tre, autonome e alternative tra loro.
La prima deroga (lett. a) spetta a chi può far valere:
Sono utili tutti i tipi di contributi:
Il beneficio riguarda gli iscritti alle diverse gestioni INPS (dipendenti pubblici e privati, autonomi), ma non la Gestione Separata, istituita solo nel 1996.
La seconda deroga è riconosciuta a chi risulta autorizzato al versamento dei contributi volontari con provvedimento rilasciato prima del 31 dicembre 1992.
È sufficiente il provvedimento di autorizzazione; non è necessario aver effettivamente effettuato versamenti volontari.
La deroga si applica ai lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) INPS e agli assicurati ex Enpals.
Restano invece esclusi gli iscritti alle gestioni esclusive dell’AGO (ad esempio una parte del pubblico impiego), per i quali questa specifica agevolazione non opera.
Ai fini del raggiungimento dei 15 anni, sono validi tutti i tipi di contribuzione, inclusa quella estera.
La terza deroga Amato è più selettiva e riguarda solo i lavoratori dipendenti del settore privato, iscritti all’AGO o a fondi sostitutivi/esonerativi.
Richiede la contemporanea presenza di tre condizioni:
Se i requisiti di una delle tre deroghe sono soddisfatti, è possibile accedere alla vecchiaia con 15 anni di contributi.
Le circolari INPS nn. 16/2013 e 120/2013 hanno precisato che le deroghe sono applicabili anche in cumulo tra gestioni, a condizione che ciascuna gestione coinvolta le preveda nei propri ordinamenti.
Per chi non possiede contributi anteriori al 1996, la normativa offre una strada specifica per valorizzare carriere brevi o frammentarie: la pensione di vecchiaia contributiva.
Sono previste due possibilità:
Quest’ultima opzione non richiede alcun importo minimo, ma presenta un requisito di contribuzione estremamente contenuto e consente di trasformare in pensione anche spezzoni contributivi modesti, tipici di carriere discontinua.
È particolarmente rilevante per le generazioni interamente nel sistema contributivo, che altrimenti rischierebbero di non raggiungere i 20 anni per la vecchiaia ordinaria.
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Per chi possiede contributi al 31 dicembre 1995, lo scenario è più complesso.
Da un lato, è importante non perdere il vantaggio di eventuali quote retributive; dall’altro, bisogna evitare che una parte dei contributi resti silente.
Computo nella Gestione Separata
La circolare INPS n. 184/2015 ha chiarito che la pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni può essere ottenuta anche da chi ha contributi ante 1996 tramite computo nella Gestione Separata, ossia facendo confluire tutti gli accrediti presenti nelle casse INPS verso la Gestione Separata.
Lo strumento è però soggetto a requisiti rigidi:
Se tali condizioni mancano, il computo non è praticabile.
In prospettiva, il comunicato del Ministero del Lavoro del 21 novembre 2025 annuncia la possibilità di ricongiunzione dei contributi verso la Gestione Separata.
Una volta emanata la relativa circolare INPS, anche chi ha contributi ante 1996 e non rientra nei requisiti del computo, potrà valutare la ricongiunzione per concentrare i versamenti nella Gestione Separata e accedere alla vecchiaia contributiva a 71 anni con 5 o 15 anni di contribuzione complessiva, a seconda dei casi.
È importante sottolineare che queste soluzioni portano quasi sempre a una prestazione interamente contributiva, con un ricalcolo complessivo dell’assegno che può risultare meno favorevole rispetto al metodo retributivo o misto.
La strategia per evitare che i contributi restino “silenti” dipende in modo decisivo dalla storia contributiva individuale.
Possiamo sintetizzare gli scenari principali.
In entrambe le ipotesi, la contropartita è un ricalcolo integralmente contributivo dell’assegno, con possibili penalizzazioni rispetto alle formule retributive.
Le norme consentono di trasformare in pensione anche carriere brevi o irregolari; ma ogni soluzione ha: requisiti propri, impatti diversi sull’importo della prestazione e conseguenze sul mix retributivo/contributivo.
Per questo, prima di scegliere tra Deroghe Amato, vecchiaia contributiva a 71 anni e computo o ricongiunzione in Gestione Separata, è fondamentale affiancare all’analisi normativa una valutazione attuariale personalizzata, che incroci:
Solo così la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi può diventare una scelta consapevole e non un ripiego dettato dall’urgenza di “non perdere” i versamenti effettuati.
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