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Caso studio previdenza 2025: quando una carriera “stratificata” incontra le regole della previdenza

Per il dottor C., 65 anni, commercialista con una carriera iniziata nel 1979 tra lavoro dipendente, dirigenza e libera professione, la pensione sembrava, almeno sulla carta, già a portata di mano. Più di 45 anni di contribuzione complessiva tra INPS, ex Inpdai e CNPADC, un riscatto di laurea e una posizione di previdenza complementare: un curriculum previdenziale importante, ma anche estremamente articolato. 

Dietro questa complessità si nascondeva una domanda molto concreta: 

“Quando e come andare in pensione senza lasciare soldi sul tavolo?” 

Ed è proprio da questo interrogativo che nasce l’analisi previdenziale svolta da PrevidAge sul suo caso. 

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  1. Un profilo contributivo “a più strati”

Il dott. C. è nato nel 1959 e ha iniziato a versare contributi il 1° gennaio 1979. Alla data del 31 dicembre 2024 risultano accreditate 2.346 settimane utili, equivalenti a 45 anni e 1 mese di contribuzione. 

Nel dettaglio, la sua carriera previdenziale comprende: 

  • Servizio militare – accreditato nel FPLD (Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti INPS) 
  • Lavoro dipendente – sempre nel FPLD 
  • Periodo da dirigente – nella gestione sostitutiva ex Inpdai 
  • Riscatto laurea – nel sistema contributivo della CNPADC 
  • Lunga fase da libero professionista – con contribuzione presso la CNPADC 

Si tratta di un profilo tipico dei professionisti che hanno alternato lavoro dipendente e libera professione, con più gestioni coinvolte e regole diverse di calcolo tra sistema retributivo e contributivo. 

  1. L’obiettivo dell’analisi: non solo “quando”, ma anche “come”

La richiesta posta a PrevidAge era duplice: 

  1. Individuare tutti i trattamenti pensionistici raggiungibili con le relative date di decorrenza e i rispettivi importi lordi e netti. 
  1. Massimizzare l’importo della pensione, confrontando tra loro: 
  • cumulo dei periodi assicurativi 
  • ricongiunzione (domanda già presentata il 18/12/2024 verso CNPADC) 
  • totalizzazione. 

Il punto centrale non era soltanto capire se il dottore potesse andare in pensione subito (la risposta, come vedremo, era già sì), ma se fosse conveniente farlo o se, differendo la decorrenza, si potesse ottenere un trattamento sensibilmente superiore. 

  1. Le opzioni sul tavolo: sei strade possibili

Dallo studio emergono sei principali ipotesi di pensionamento, tutte realisticamente percorribili, ma con logiche e conseguenze molto diverse. 

3.1 Opzioni con decorrenza immediata (01/08/2025) 

  1. Pensione anticipata CNPADC 
  • Possibile in caso di accettazione della ricongiunzione da INPS–Inpdai verso CNPADC. 
  • Calcolo misto (reddituale + contributivo). 
  • Importo mensile lordo stimato: circa 5.121,90 € (contro 5.038,68 € del provvedimento CNPADC). 
  • Netto stimato: 3.485,64 €. 
  1. Pensione di anzianità in totalizzazione (D.lgs. 42/2006) 
  • Ricalcolo contributivo di tutta la quota INPS–Inpdai. 
  • Calcolo misto della quota CNPADC (24 anni di contribuzione). 
  • Importo mensile lordo: 5.088,98 €; netto 3.466,83 €. 
  1. Pensione anticipata ordinaria in cumulo 
  • Quota INPS–Inpdai con calcolo retributivo; quota CNPADC integralmente contributiva. 
  • È stata valorizzata anche la contribuzione da riscatto laurea nel montante CNPADC. 
  • Importo mensile lordo: 4.495,80 € 
  • In ipotesi prudenziale di mancata valorizzazione del riscatto, l’importo scenderebbe a 4.156,54 €, con una riduzione mensile di 339,26 €. 
  • Netto stimato: 3.128,76 €. 

Queste tre ipotesi consentono al dott. Codega di smettere di lavorare sostanzialmente subito, ma con trattamenti sensibilmente diversi e, soprattutto, con rinunce implicite più o meno rilevanti sul fronte retributivo. 

3.2 Opzioni con decorrenza differita 

  1. Pensione di vecchiaia in cumulo (ipotesi economicamente migliore) 
  • Quota INPS–Inpdai: decorrenza 01/12/2026, calcolo retributivo. 
  • Quota CNPADC: decorrenza 01/12/2027, calcolo misto (reddituale + contributivo) grazie al raggiungimento di 68 anni e 33 anni di anzianità in Cassa. 
  • Importo mensile lordo complessivo a regime: 6.552,15 €, con una prima fase (dal 01/12/2026 al 30/11/2027) in cui viene erogata solo la quota INPS, pari a 1.698,20 €. 
  • Netto a regime: circa 4.300,88 €. 
  1. Pensione di vecchiaia in totalizzazione 
  • Decorrenza: 01/06/2027. 
  • Calcolo contributivo per le quote INPS–Inpdai e misto per la quota CNPADC. 
  • Importo mensile lordo: 5.940,04 €; netto 3.951,98 €. 
  1. Pensione di vecchiaia CNPADC autonoma (post-ricongiunzione) 
  • Decorrenza differita al 01/01/2030, con ulteriore contribuzione soggettiva ipotizzata in 30.000 € annui nei prossimi anni. 
  • Importo mensile lordo stimato: 6.588,17 €; netto 4.321,41 €. 

Queste strade spostano in avanti la decorrenza del trattamento, ma consentono di sfruttare appieno le potenzialità del sistema retributivo e dei coefficienti di trasformazione più elevati legati all’aumento dell’età. 

  1. Perché la vecchiaia in cumulo è risultata la scelta più conveniente

Dal confronto numerico emerge con chiarezza che l’ipotesi più vantaggiosa sul piano economico è la pensione di vecchiaia in cumulo, con decorrenza differita delle quote (INPS dal 01/12/2026 e CNPADC dal 01/12/2027) per i seguenti motivi: 

  • Massima valorizzazione del sistema retributivo sulla parte INPS–Inpdai, mantenendo intatta la quota calcolata sugli ultimi redditi e sulle migliori aliquote di rendimento. 
  • Calcolo misto in CNPADC, che consente di sfruttare sia la componente reddituale sugli anni ante 2004, sia la crescita del montante contributivo post-2004, rivalutato e trasformato in rendita con coefficienti più favorevoli grazie all’età più elevata. 
  • Incremento consistente dell’assegno: a fronte di un breve differimento della decorrenza rispetto alle ipotesi anticipate (anticipata in cumulo o totalizzazione), l’importo lordo mensile sale oltre 6.500 €, con un netto che supera di diverse centinaia di euro le soluzioni “immediate”. 

In altre parole, il caso del dott. Codega mostra come una scelta affrettata verso l’uscita anticipata possa costare, nel lungo periodo, decine di migliaia di euro in termini di pensione complessivamente percepita. 

L’analisi ha inoltre evidenziato alcune criticità tecniche rilevanti: 

  • Differenze nei conteggi CNPADC
    Alcune annualità risultavano valorizzate con una contribuzione inferiore anche rispetto al minimo soggettivo dovuto. È stato ipotizzato che, al momento della quantificazione dell’onere di ricongiunzione, non fossero ancora state registrate stabilmente alcune contribuzioni poi emerse nel Casellario. 
  • Mancato accredito dei contributi integrativi
    Dal 2013 in poi, il regolamento CNPADC prevede che una parte dei contributi integrativi confluisca nel montante previdenziale. Nel provvedimento originario questo accredito risultava solo parziale. 
  • Valorizzazione del riscatto laurea
    Il riscatto, calcolato in origine con il metodo della riserva matematica (tipico del sistema retributivo), non era stato pienamente considerato nel montante contributivo. Il suo inserimento o meno incide in modo significativo sull’importo: la mancata valorizzazione avrebbe comportato una riduzione mensile di circa 339 €, pur a fronte di un onere già sostenuto dal professionista. 

Correggendo queste incongruenze, il montante complessivo risulta più elevato e il trattamento in CNPADC più favorevole rispetto alle prime stime, con un credito potenziale superiore rispetto a quanto inizialmente indicato dalla Cassa. 

Questo caso è emblematico di una situazione sempre più frequente tra professionisti, dirigenti e lavoratori con carriere “non lineari”: 

  • più gestioni previdenziali coinvolte (INPS, gestioni sostitutive, casse professionali) 
  • combinazione di sistemi di calcolo retributivo e contributivo 
  • presenza di riscatti, ricongiunzioni, cumulo, totalizzazione 
  • norme che cambiano nel tempo (coefficiente di trasformazione, adeguamenti alla speranza di vita, regolamenti delle Casse) 

In questi contesti limitarsi a chiedere un singolo prospetto all’ente o a considerare solo la prima soluzione disponibile significa esporsi a un rischio concreto, ovvero quello di percepire per tutta la vita una pensione significativamente più bassa di quella a cui si avrebbe diritto con una pianificazione accurata. 

L’esperienza maturata con il dott. C. dimostra invece che: 

  • il confronto tra più scenari è indispensabile; 
  • il ricalcolo contributivo e il controllo delle basi dati quali estratti conto, provvedimenti di ricongiunzione, accrediti integrativi possono far emergere errori e sottovalutazioni; 
  • la scelta del “quando” andare in pensione deve sempre essere collegata al “come” viene calcolata la prestazione. 

Nel caso del dott. C., l’analisi PrevidAge ha permesso di trasformare un quadro frammentato e potenzialmente penalizzante in un percorso chiaro, con numeri alla mano e una consapevole valutazione tra uscita immediata e differimento strategico della decorrenza. 

Più la storia contributiva è complessa, più è necessario un affiancamento tecnico specializzato.
Solo così la pensione smette di essere un salto nel buio e diventa una decisione pianificata, coerente con le proprie aspettative di reddito e di vita. 

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