Pensioni 2027

Pensioni 2027: c’è il rischio di un mese in più per la vecchiaia (salvo eccezioni)

Pensioni 2027: la bozza di Legge di Bilancio 2026 interviene ancora una volta sul meccanismo di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.
L’intervento, se confermato nel testo definitivo, comporterà:

  • dal 1° gennaio 2027 un innalzamento di un mese dei requisiti per l’accesso alle prestazioni pensionistiche ordinarie
  • dal 1° gennaio 2028 l’applicazione dell’adeguamento pieno, stimato in complessivi tre mesi

Sono previste però deroghe mirate per alcune categorie (lavori gravosi, usuranti, lavoratori precoci), mentre per il pubblico impiego si introduce uno scostamento tra tempi di pensionamento e decorrenza del TFS/TFR.

Si tratta, è bene ribadirlo, di misure ancora in fase di approvazione: la normativa sarà definitiva solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di bilancio 2026 e del successivo decreto direttoriale MEF–Lavoro.

Adeguamento alla speranza di vita

L’intervento della manovra si innesta sul meccanismo già previsto dall’art. 12, comma 12-bis, DL 78/2010, che collega i requisiti pensionistici agli aggiornamenti periodici della speranza di vita ISTAT.

In base alla disciplina vigente i requisiti anagrafici e contributivi per le diverse forme di pensione (vecchiaia, anticipata, ecc.) sono soggetti a incrementi periodici; tali incrementi vengono stabiliti con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro, sulla base dei dati ISTAT.

La bozza di Legge di bilancio 2026 non abroga questo meccanismo, ma anticipa e modula gli effetti del prossimo adeguamento, fissando direttamente in legge la misura dell’aumento per il 2027 (un solo mese) e il rinvio all’adeguamento pieno a partire dal 2028, demandato al decreto MEF–Lavoro.

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Pensioni 2027: un mese in più, dal 2028 l’adeguamento pieno

Secondo il testo in bozza per il solo anno 2027 l’incremento dei requisiti per l’accesso alle prestazioni pensionistiche sarà limitato a 1 mese; dal 1° gennaio 2028 troverà invece applicazione l’adeguamento pieno che verrà definito con decreto, stimato dall’ultima relazione della Ragioneria generale dello Stato in 3 mesi complessivi.

Pensioni 2027: effetti sulla pensione di vecchiaia

In termini concreti, per la pensione di vecchiaia si avrebbe:

  • fino al 31 dicembre 2026: requisito anagrafico fissato a 67 anni;
  • dal 1° gennaio 2027: requisito a 67 anni e 1 mese;
  • dal 1° gennaio 2028 (in base alle stime attuali): requisito a 67 anni e 3 mesi.

L’intervento configura quindi una sorta di “sterilizzazione parziale” dell’adeguamento: nel 2027 l’impatto dell’aumento automatico viene attenuato, ma non azzerato mentre l’adeguamento pieno viene soltanto posticipato al 2028.

Per chi sta pianificando l’uscita, questo significa dover considerare uno slittamento minimo nel 2027 e un ulteriore scostamento, più incisivo, dal 2028.

Pensioni 2027 e lavori gravosi, usuranti e lavoratori precoci: chi è escluso dall’aumento

Il comma 2 della bozza prevede che, per alcune categorie di lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO), alle gestioni sostitutive ed esclusive, alla Gestione separata, non trovi applicazione l’aumento dei requisiti per il solo anno 2027.

Pensioni 2027: lavori gravosi

La deroga riguarda innanzitutto i lavoratori dipendenti addetti alle professioni indicate nell’allegato B della L. 205/2017, i cosiddetti lavori gravosi, a condizione che abbiano svolto tali attività per almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure 6 anni negli ultimi 7 e possiedano almeno 30 anni di contributi.

In presenza di questi requisiti, nel 2027 non si applicherà l’incremento di un mese, mentre l’adeguamento pieno dal 2028 seguirà le regole generali.

Pensioni 2027: lavori usuranti e notturni

La deroga si estende agli addetti ai lavori usuranti e notturni, individuati dall’art. 1, co. 1, lett. a), b), c) e d), D.lgs. 67/2011, a condizione che siano rispettate le condizioni specifiche previste dal decreto e siano maturati almeno 30 anni di contribuzione.

Anche per questi lavoratori, l’aumento di un mese nel 2027 viene neutralizzato, mentre l’adeguamento successivo resta ancorato al meccanismo generale.

Pensioni 2027: lavoratori precoci

Il comma 4 estende la deroga ai lavoratori precoci, cioè coloro che accedono alla pensione anticipata con 41 anni di contributi (art. 1, co. 199, L. 232/2016), qualora siano addetti a lavori gravosi per almeno 6 anni negli ultimi 7, oppure siano addetti a lavori usuranti per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per metà della vita lavorativa.

Per questa platea, nel 2027 non si applicherà l’incremento di un mese, preservando i requisiti già previsti per l’accesso alla pensione anticipata “precoci”.

Pensioni 2027: lavoratori gravosi beneficiari di Ape sociale

Il comma 6 esclude esplicitamente dalla deroga i lavoratori che, pur rientrando tra gli addetti a lavori gravosi, risultino beneficiari dell’Ape sociale (art. 1, co. 179, L. 232/2016).

Per questi soggetti continuerà ad applicarsi la disciplina generale: l’aumento di un mese nel 2027 non viene neutralizzato e seguiranno l’adeguamento ordinario alla speranza di vita.

  1. Pubblico impiego: pensione e TFS/TFR non sempre allineati

Un capitolo specifico riguarda i dipendenti pubblici e il personale degli enti pubblici di ricerca.

I commi 1 e 7 prevedono che, per tali lavoratori:

  • ai fini del pensionamento nel 2027, si applichi l’incremento attenuato (1 mese in più);
  • ai fini della liquidazione delle indennità di fine servizio (TFS/TFR), si guardi invece al momento in cui il lavoratore avrebbe maturato il diritto a pensione secondo la normativa generale, come previsto dall’art. 24 DL 201/2011.

In pratica nel 2027 il dipendente potrà accedere alla pensione con il requisito “agevolato” (ad es. 67 anni e 1 mese), ma il diritto al TFS/TFR maturerà come se fossero già in vigore i requisiti pieni, comprensivi dell’adeguamento di 3 mesi.

Ne deriva uno scollamento temporale tra la data di cessazione dal servizio con diritto a pensione e la decorrenza del diritto alla liquidazione di TFS/TFR.

Dal punto di vista operativo, per amministrazioni e lavoratori sarà necessario ricalibrare le tempistiche di uscita e considerare l’effetto del differimento del TFS/TFR sui flussi di cassa personali e sui piani di turnover della PA.

Pensioni 2027: blocco dei requisiti per la pensione di anzianità dei lavori usuranti

Il comma 5 introduce un ulteriore tassello: il blocco dell’adeguamento dei requisiti anagrafici e di quota per la pensione di anzianità dei lavori usuranti, di cui al D.lgs. 67/2011.

Attualmente, tali lavoratori (e i notturni con almeno 78 notti l’anno) possono accedere alla pensione con 61 anni e 7 mesi di età minima, 35 anni di contributi e una quota (somma di età e anzianità contributiva) pari a 97,6.

Con il blocco proposto, questi requisiti dovrebbero rimanere immutati anche per il biennio 2027–2028, congelando l’impatto della speranza di vita su questa specifica forma di pensionamento anticipato.

Per i soggetti coinvolti, questo rappresenta un elemento di maggiore stabilità rispetto all’evoluzione dei requisiti delle prestazioni ordinarie.

Pensioni 2027: cosa attendersi nei prossimi mesi

Se confermata nel testo definitivo, la misura produrrà dunque i seguenti effetti principali:

Dal 1° gennaio 2027

    • incremento di un mese dei requisiti anagrafici e contributivi per le pensioni ordinarie;
    • esclusione dall’aumento per lavoratori addetti a lavori gravosi, usuranti e notturni, nonché per alcuni lavoratori precoci;
    • applicazione, per i dipendenti pubblici, di un incremento attenuato ai fini pensionistici ma di un requisito “pieno” ai fini TFS/TFR

Dal 1° gennaio 2028

      • applicazione dell’adeguamento pieno (stimato in 3 mesi), secondo quanto sarà definito dal decreto direttoriale MEF–Lavoro;
      • mantenimento del blocco dei requisiti per la pensione di anzianità degli addetti ai lavori usuranti.

La certezza sui requisiti sarà però acquisibile solo dopo:

  1. la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di bilancio 2026;
  2. l’emanazione del decreto direttoriale previsto dall’art. 12 DL 78/2010, che quantificherà l’adeguamento effettivo alla speranza di vita.

Per lavoratori, imprese, PA e consulenti previdenziali, le principali implicazioni pratiche sono:

  • la necessità di aggiornare le simulazioni dei percorsi di uscita 2027–2028, tenendo conto dei nuovi requisiti anagrafici e contributivi;
  • la verifica puntuale dell’eventuale appartenenza a categorie escluse dall’aumento (gravosi, usuranti, notturni, precoci), sulla base di mansioni, anzianità contributiva e periodi effettivamente svolti;
  • per il pubblico impiego, la ricalibrazione dei piani di cessazione in considerazione del disallineamento temporale tra pensione e TFS/TFR;
  • per gli addetti ai lavori usuranti, la valorizzazione del congelamento dei requisiti, che può influenzare in modo significativo la scelta del momento di uscita.

In questo contesto la pianificazione previdenziale non può più essere affrontata in chiave puramente “anagrafica”, ma richiede una analisi personalizzata che incroci:

  • storia contributiva completa;
  • mansioni e inquadramento;
  • appartenenza o meno a categorie tutelate;
  • esigenze personali e organizzative.

Fino alla pubblicazione del testo definitivo e del decreto attuativo, la prudenza resta d’obbligo. Tuttavia, iniziare sin da ora a simulare scenari alternativi consente di arrivare preparati, riducendo il rischio che piccoli scostamenti di requisiti, come il famoso “mese in più”, abbiano effetti rilevanti su decisioni di pensionamento già programmate.

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